Cittadinanza italiana per discendenza nel 2026: cosa decidono davvero i tribunali
Parte 1 di 3 — Il Verdetto sulla Cittadinanza Italiana nel 2026
Una Singola Sentenza Non Fa Tendenza
Le decisioni favorevoli viaggiano velocemente. Un caso vincente appare in un gruppo di discussione; in poche ore, l’entusiasmo inonda il thread. Famiglie in situazioni difficili leggono questi post e sentono — comprensibilmente — che qualcosa sta cambiando.
Ciò che non viaggia con altrettanta velocità sono le controprove. I rigetti emessi nello stesso periodo, da tribunali diversi, in città diverse, che coinvolgono richiedenti in situazioni paragonabili. Nessuno studio legale diffonde un comunicato stampa su una causa persa. Non è una critica; è semplicemente il modo in cui funziona la comunicazione professionale.
L’effetto è strutturale. Persone che prendono decisioni finanziarie e legali significative stanno osservando una selezione curata di risultati senza saperlo.
Questo articolo — il primo di una serie in tre parti — copre il periodo da gennaio ad aprile 2026: il primo anno completo di contenziosi sulla cittadinanza italiana post-riforma.
Cosa hanno effettivamente deciso i tribunali, corte per corte
A partire da gennaio 2026, gli avvocati italiani che si occupano di casi di cittadinanza hanno iniziato a condividere, attraverso le reti professionali, un volume crescente di decisioni sfavorevoli. Di seguito riportiamo un resoconto fattuale, organizzato per tribunale.
Palermo. Due rigetti nella settimana del 24 febbraio 2026, entrambi per casi depositati post-riforma. I tribunali hanno applicato il nuovo quadro normativo e ritenuto che i ricorsi non soddisfacessero i rigidi criteri di esenzione della clausola di salvaguarda della L. 74/2025. Nello specifico, il tribunale ha stabilito che gli screenshot dei tentativi di prenotazione falliti su Prenot@mi o le espressioni generali di intenti non equivalgono a una “domanda formalizzata” o a un “appuntamento consolare confermato” prima della scadenza del 27 marzo 2025. In assenza di tale prova formale specifica, l’esenzione è stata negata. Sono state sollevate eccezioni di costituzionalità; il tribunale ha rifiutato di esaminarle. Il 17 marzo 2026, un’ulteriore sentenza di inammissibilità citava esplicitamente il comunicato della Corte Costituzionale dell’11 marzo 2026 — che aveva ritenuto le impugnazioni alla riforma in parte inammissibili e in parte infondate.
Ancona. Un rigetto nel gennaio 2026. Una seconda sentenza, segnalata intorno al 26 marzo, ha attirato maggiore attenzione professionale: il tribunale ha citato il comunicato stampa della Corte Costituzionale del 12 marzo, ha respinto la rilevanza dei tentativi documentati di prenotazione su Prenot@mi effettuati prima della riforma e ha stabilito che la data limite del 27 marzo 2025 era determinante. Punto e basta. I colleghi hanno notato che lo stesso giudice aveva in precedenza adottato un approccio più aperto in casi analoghi.
Genova. La più alta concentrazione di rigetti documentati. I network professionali hanno evidenziato un modello di assegnazione dei casi in blocco a un singolo giudice civile, operante al di fuori delle normali regole tabellari. Questo meccanismo ha generato forti critiche da parte dei professionisti, che hanno notato un atteggiamento giudiziario rigido che eludeva di fatto le necessarie valutazioni costituzionali. Le ordinanze emesse in decine di casi contenevano un linguaggio identico, disponendo che i procedimenti venissero risolti “prescindendo da” qualsiasi decisione pendente della Corte Costituzionale sulla Legge 74/2025 — una posizione che chiude i casi prima che la costituzionalità della nuova legge possa essere stabilita in via definitiva.
Bologna. Molteplici sentenze di inammissibilità all’inizio del 2026 per difetti formali: procure, di cui una respinta perché firmata digitalmente anziché a mano. Ad aprile 2026, sono stati segnalati almeno altri tre rigetti. Uno riguardava un documento presente nel fascicolo della causa che era stato silenziosamente scartato dal sistema telematico del tribunale a causa del deterioramento del file — nessuna notifica era stata inviata all’avvocato — determinando la formale constatazione della mancanza della prova. In un altro, il tribunale aveva autorizzato un’integrazione documentale ma poi respinto il ricorso senza fare riferimento al materiale successivamente depositato. In un terzo caso, segnalato il 22 aprile, sembra che il ricorso e le note non siano stati letti prima dell’emissione della decisione.
Brescia. Rigetti tra gennaio e aprile 2026. Uno ha coinvolto un antenato nato nel 1850 a Cremona che il tribunale non ha riconosciuto come cittadino italiano documentato; questa constatazione ha bloccato l’intera linea di discendenza. Altri si sono basati sulla rigorosa applicazione da parte del tribunale delle regole sui termini documentali: il materiale depositato dopo la presentazione iniziale è stato escluso, a prescindere dalla sua rilevanza.
Venezia. Un rigetto per notifica tardiva, senza concessione di ulteriore tempo. I colleghi hanno descritto un cambiamento: un magistrato prima flessibile su questioni procedurali, ora — a loro detta — propenso a rigettare con qualsiasi motivazione disponibile.
Roma. Inammissibilità nel gennaio 2026 per la mancata ricostruzione adeguata della linea genealogica a partire dall’antenato emigrato. Ad aprile 2026, non risultava alcuna revoca in appello di un rigetto post-riforma da parte della Corte d’Appello di Roma.
Cosa significa questo schema
Sette tribunali. Da nord a sud. Le motivazioni divergono — vizi procedurali, carenze probatorie, applicazione diretta della nuova normativa, pressioni istituzionali legate al PNRR — ma la direzione è coerente.
I rigetti sono l’esito documentato predominante per i casi depositati dopo il 27 marzo 2025. Gli esiti favorevoli non sono impossibili. Non sono la norma; e le condizioni richieste per ottenerli sono più stringenti di quanto molta dell’informazione circolante pubblicamente suggerisca.
Nella seconda parte di questa serie, esamino le due sentenze post-riforma che hanno circolato più ampiamente come buone notizie — Bologna e Venezia — e analizzo cosa contengano effettivamente quelle decisioni, e cosa è successo in seguito.
Questa è la Parte 1 della serie “Il Verdetto sulla Cittadinanza Italiana nel 2026.” → [Parte 2: Leggere Attentamente le Sentenze Favorevoli — Bologna, Venezia, e lo Standard Probatorio]