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Sentenza 142/2025 della Corte Costituzionale sulla Cittadinanza: Parte 2 – La Prospettiva Ottimistica e gli Strumenti Difensivi

Questa è la seconda parte del nostro approfondimento dedicato alla sentenza n. 142/2025 della Corte Costituzionale in materia di cittadinanza italiana. Nel primo articolo abbiamo esaminato la prospettiva prudenziale e restrittiva, evidenziando le argomentazioni che l’Avvocatura dello Stato potrebbe trarre dalla decisione.

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Passiamo ora alla disamina della prospettiva favorevole ai richiedenti: un’angolatura che riteniamo giuridicamente assai solida e ricca di spunti processuali.

La pronuncia non costituisce un rigetto nel merito, ma un’inammissibilità procedurale che contiene una preziosa mappa argomentativa. La Corte ha inserito nella motivazione principi, richiami al diritto vivente e moniti al legislatore che forniscono precisi strumenti difensivi in vista del contenzioso sulla retroattività della Legge 74/2025 (di conversione del Decreto Tajani).

Sul piano del contesto generale, emerge una palese contraddizione nelle politiche pubbliche: da un lato si promuovono iniziative come il “Turismo delle Radici” e incentivi per il ripopolamento dei borghi storici, dall’altro si comprimono i canali di riconoscimento della cittadinanza per discendenza. Questa frizione concettuale rafforza la tesi secondo cui l’intervento d’urgenza sia privo di organicità e vulnerabile al vaglio di costituzionalità.

Analizziamo nel dettaglio i quattro capisaldi difensivi ricavabili dalla decisione della Consulta.


Quattro Strumenti Difensivi Ricavabili dalla Sentenza 142/2025
Un’analisi attenta dimostra come la Consulta abbia richiamato coordinate ermeneutiche idonee a contestare la nuova disciplina restrittiva dinanzi ai giudici di merito.

1. Il Principio Cardine: La Tutela dei Diritti Soggettivi Perfetti (Diritto Vivente)

Questo è il pilastro argomentativo più solido. La giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione a Sezioni Unite (sentenze nn. 25317 e 25318 del 2022) ha stabilito che lo status civitatis iure sanguinis costituisce un diritto soggettivo permanente, imprescrittibile e giustiziabile in ogni tempo, perfezionato al momento della nascita per effetto della filiazione da cittadino italiano, e non una concessione discrezionale dello Stato. L’azione giudiziale ha natura meramente dichiarativa e di accertamento di uno status preesistente.

Il Profilo Favorevole: La Corte Costituzionale, nella motivazione della sentenza 142/2025, non ha ignorato tale principio; al contrario, ha espressamente citato i precedenti delle Sezioni Unite del 2022. Con tale richiamo, la Consulta ha ribadito la centralità della dottrina del diritto quesito. Risulterebbe contraddittorio e lesivo della certezza del diritto sostenere successivamente che una norma sopravvenuta possa cancellare con efficacia retroattiva uno status che la stessa Corte qualifica come imprescrittibile e originario.

Fonte: Corte Costituzionale, Sentenza n. 142/2025, con espresso richiamo a Corte di Cassazione, Sezioni Unite, Sentenze nn. 25317 e 25318 del 2022

Testo Ufficiale: Contestualmente, il diritto vivente ha sottolineato che lo status civitatis fondato sul vincolo di filiazione ha carattere «permanente ed è imprescrittibile [e] giustiziabile in ogni tempo in base alla semplice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano».

2. Il Profilo Procedurale: L’Uso Illegittimo della Decretazione d’Urgenza

Anche la modalità di produzione normativa presenta rilevanti profili di criticità. L’esecutivo ha fatto ricorso allo strumento del Decreto-Legge (D.L. 36/2025) per incidere su una materia complessa e fondamentale quale lo status di cittadino, che attiene ai diritti civili e all’identità della persona.

Il Profilo Favorevole: L’art. 77 della Costituzione subordina l’adozione dei decreti-legge alla sussistenza di straordinari casi di necessità e d’urgenza. I carichi di lavoro burocratici dei Consolati non possono essere equiparati a un’emergenza istituzionale idonea a giustificare la compressione dei diritti di status. La Corte Costituzionale ha più volte sancito (cfr. Sentenza n. 171/2007) che l’evidente carenza dei presupposti del decreto-legge si traduce in un vizio procedurale della legge di conversione, determinandone l’illegittimità costituzionale.

Fonte: Corte Costituzionale, Sentenza n. 171/2007

Testo: In particolare, la Corte ha precisato che il vizio di legittimità costituzionale del decreto-legge, derivante dalla evidente mancanza dei suoi presupposti, si traduce in un vizio in procedendo della legge di conversione, che ne determina l’illegittimità costituzionale.

3. Il Parametro Europeo e il Legittimo Affidamento

La Corte ha dedicato il paragrafo 11.3 della sentenza alla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), esaminando sentenze cardine come il caso Tjebbes (C-221/17). Tale orientamento sancisce che la perdita della cittadinanza di uno Stato membro (e quindi della cittadinanza europea) non può operare in modo automatico e generalizzato, dovendo garantire un esame individuale e il rispetto del principio di proporzionalità.

Il Profilo Favorevole: Questo passaggio costituisce un chiaro monito interpretativo. L’applicazione retroattiva di un termine preclusivo, quale quello del 27 marzo 2025, si traduce in una perdita automatica dello status senza alcuna valutazione individuale delle conseguenze, violando il principio del legittimo affidamento nella stabilità delle norme. Chi ha organizzato la propria vita contando su un diritto riconosciuto per decenni non può vederselo sottratto retroattivamente e senza congruo preavviso.

Fonte: Corte di Giustizia UE, Causa C-221/17, Tjebbes (richiamata da Corte Costituzionale n. 142/2025)

Testo: Il diritto dell’Unione osta a una normativa nazionale che prevede la perdita della cittadinanza di uno Stato membro e, pertanto, della cittadinanza dell’Unione, in modo automatico, senza che in nessun momento le autorità nazionali competenti effettuino un esame individuale delle conseguenze di tale perdita dal punto di vista del diritto dell’Unione.

4. Ambito di Giudizio Circoscritto: Lo Scrutinio sulla Riforma Resta Aperto

Infine, la Consulta ha espressamente precisato che la disciplina introdotta con il D.L. 36/2025 (poi L. 74/2025) non ha formato oggetto del presente giudizio di legittimità costituzionale.

Il Profilo Favorevole: La questione sulla costituzionalità della nuova legge e della sua retroattività resta integralmente aperta. La sentenza 142/2025 ha definito questioni formulate prima della riforma; non ha in alcun modo “salvato” o convalidato la Legge 74/2025. Al contrario, richiamando il diritto vivente sui diritti quesiti e la giurisprudenza europea sulla proporzionalità, la Consulta ha già tracciato le coordinate su cui si concentreranno i futuri scrutini di costituzionalità.

Fonte: Corte Costituzionale, Sentenza n. 142/2025

Testo: Stante tale quadro normativo di riferimento, la nuova disciplina… non si riverbera sulla rilevanza delle questioni sollevate dalle stesse… resta applicabile ai giudizi a quibus la pregressa disciplina, cui si riferiscono le odierne censure.


Domande Frequenti (FAQ)

Qual è il contenuto della sentenza 142/2025 della Corte Costituzionale sulla cittadinanza?

Con la pronuncia n. 142/2025, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dai tribunali di merito sull’art. 1 della Legge 91/1992. Pur non pronunciandosi direttamente sulla Legge 74/2025, la motivazione ha fornito solidi argomenti difensivi richiamando il diritto vivente sui diritti quesiti e la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, offrendo un chiaro percorso strategico per i ricorrenti.

La sentenza 142/2025 favorisce i procedimenti in corso?

Sì, la motivazione offre elementi favorevoli alle difese dei richiedenti. Riafferma il principio per cui la cittadinanza per discendenza è un diritto soggettivo permanente e imprescrittibile acquisito alla nascita. Tale affermazione rafforza le censure contro la retroattività delle nuove restrizioni legislative e valorizza i profili di illegittimità della decretazione d’urgenza.

Quali sono i principali argomenti difensivi derivanti dalla sentenza 142/2025?

I cardini difensivi includono: 1) La tutela dei diritti quesiti (diritto vivente Cass. SSUU 2022); 2) I vizi di presupposto della decretazione d’urgenza (D.L. 36/2025 convertito in L. 74/2025); 3) La violazione del legittimo affidamento e dei parametri UE (principio di proporzionalità ex caso Tjebbes della CGUE); 4) L’impregiudicatezza dello scrutinio sulla nuova disciplina.

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