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Un Segnale Positivo dalla Corte di Cassazione: Ordinanza n. 13818/2026


Dall’Avvocato Michele Vitale

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Una decisione degna di nota è stata depositata il 12 maggio 2026.

La Prima Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione — presieduta da Maria Acierno — ha emesso l’Ordinanza n. 13818/2026, che analizzerò approfonditamente nei prossimi giorni. Per ora, desidero segnalarla immediatamente perché la direzione che indica è significativa.

La decisione in termini semplici

Il caso riguardava un gruppo di discendenti di un cittadino italiano emigrato in Colombia. Essi avevano tentato — invano — di prenotare un appuntamento presso l’Ambasciata d’Italia a Bogotà per presentare la domanda di riconoscimento della cittadinanza. Il sistema dell’Ambasciata era bloccato; non venivano offerte date. Si sono rivolti direttamente a un tribunale italiano. La Corte d’Appello aveva respinto il ricorso per difetto di interesse ad agire, ritenendo che non avessero prima depositato una formale istanza amministrativa.

La Suprema Corte ha ribaltato tale decisione. La sua conclusione: quando l’amministrazione stessa crea gli ostacoli che impediscono persino di presentare una richiesta, tale situazione è sufficiente — di per sé — a generare il diritto di richiedere il riconoscimento giudiziale della cittadinanza.

Una nota necessaria sulla tempistica. Questo caso è stato avviato nel 2022 — ben prima dell’entrata in vigore della Legge 74/2025. I ricorrenti in questo procedimento non sono soggetti alle nuove restrizioni introdotte dall’Art. 3-bis della Legge 91/1992. Lo segnalo esplicitamente perché è importante: il percorso procedurale convalidato dalla Cassazione in questa ordinanza non è, di per sé, una scappatoia per i casi che rientrano nell’ambito della Legge 74/2025. Il panorama legale per tali casi è differente, e ne ho scritto ampiamente nei post precedenti.

Perché questo è importante

Proprio perché questa decisione appartiene a un’era legale diversa — precedente alla Legge 74/2025 — il suo interesse risiede non tanto nella sua applicabilità diretta ai casi attuali, quanto nel principio che afferma.

Questa ordinanza si muove in una direzione che risulterà familiare a chiunque segua le conseguenze della sentenza della Corte Costituzionale n. 63 del 2025. Quella decisione ha effettivamente convalidato le restrizioni legislative introdotte dalla Legge 74/2025 — restrizioni che hanno penalizzato, tra gli altri, proprio quei richiedenti che si sono trovati bloccati non per colpa propria, ma per l’incapacità strutturale dei consolati di processare le loro domande.

La risposta della Cassazione, almeno sul piano procedurale, è chiara: il sistema non può usare la propria disfunzione come arma contro le persone che dovrebbe servire. Quel principio — a prescindere da quando è stato articolato — è una posizione legale ragionata della più alta corte civile italiana. Non si dissolve perché il contesto legislativo è cambiato. Rimane disponibile come punto di riferimento, come argomento, come contrappeso.

Un’affermazione di principio

C’è un ulteriore punto in questa ordinanza che merita attenzione — il paragrafo 2.7. La Suprema Corte ribadisce con forza che il diritto alla cittadinanza italiana è un diritto soggettivo assoluto di massimo rango costituzionale, che sorge alla nascita, ed è permanente e imprescrittibile.

Non si tratta di principi nuovi. Ma la loro riaffermazione nel 2026 conta, proprio perché si pongono in diretta tensione con il ragionamento alla base della sentenza della Corte Costituzionale n. 63/2025 — la quale, nel convalidare la Legge 74/2025, ha accettato una lettura della cittadinanza che la tratta come qualcosa che il legislatore può rimodellare retroattivamente. La Cassazione ci ricorda che le fondamenta costituzionali dello jus sanguinis non sono state smantellate da quella sentenza; sono state messe sotto pressione.

Tornerò su questa tensione in dettaglio. C’è altro da dire.


Ordinanza n. 13818/2026, Prima Sezione Civile, Corte Suprema di Cassazione. Decisa: 4 marzo 2026. Depositata: 12 maggio 2026. R.G. n. 1944/2025.

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