Il Tribunale di Bologna solleva dubbi di legittimità costituzionale sullo ius sanguinis
Il principio dello ius sanguinis per la cittadinanza italiana è in discussione?
Il Tribunale di Bologna ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale sulla legge sullo ius sanguinis, che riconosce la cittadinanza per discendenza senza limiti generazionali. Il caso riguarda dodici cittadini brasiliani che richiedono la cittadinanza tramite un’ava nata nel 1876. Il giudice ha argomentato che tale riconoscimento, in assenza di vincoli linguistici o culturali concreti, potrebbe contrastare con i principi costituzionali.
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Dalla stampa: sintesi dell’articolo del Corriere della Sera
Cittadini brasiliani con cittadinanza italiana tramite un’ava del 1876: il Tribunale solleva la questione alla Consulta
Il Tribunale ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale affinché valuti se il riconoscimento della cittadinanza per la mera presenza di un ascendente di molte generazioni fa, in assenza di legami di lingua, cultura e tradizioni, sia compatibile con i principi della Costituzione.
Cittadinanza italiana tramite un’ava nata nel 1876? È quanto hanno richiesto dodici ricorrenti brasiliani dinanzi al Tribunale di Bologna, come previsto dalla vigente disciplina dello iure sanguinis. Tuttavia, l’organo giudicante ha sollevato dubbi sulla conformità costituzionale dell’attribuzione della cittadinanza senza limiti temporali o generazionali.
L’ordinanza è stata redatta dal giudice Dott. Marco Gattuso. Il procedimento riguarda dodici discendenti, inclusi minori, di una donna nata a Marzabotto nel 1874. Il giudice evidenzia che la cittadinanza concorre a definire il “popolo” cui la Carta Costituzionale attribuisce la sovranità.
Per coloro che desiderano approfondire il percorso di riconoscimento, è possibile consultare le risorse sui vantaggi della cittadinanza italiana e sulle diverse vie procedurali disponibili.
Le questioni costituzionali sollevate
Il Presidente del Tribunale Pasquale Liccardo ha precisato che è stato chiesto alla Corte Costituzionale di valutare se l’attribuzione dello status civitatis fondata esclusivamente sulla discendenza remota, priva di radicamento sociale o linguistico, sia conforme all’assetto costituzionale. La pronuncia interessa da vicino chi promuove azioni per la cittadinanza italiana iure sanguinis.
L’ordinamento italiano resta uno dei pochi a livello comparato a riconoscere lo ius sanguinis senza limiti di generazione. A fronte di stime che quantificano in decine di milioni i potenziali discendenti nel mondo, la questione investe i profili sostanziali dei diritti e dei doveri connessi allo status civitatis.
Il quadro normativo attuale
L’ordinanza rileva un’asimmetria nell’ordinamento: mentre l’Italia riconosce la cittadinanza a chi non ha mai risieduto nel territorio nazionale ma vanta un avo italiano, non prevede lo ius soli per i figli di stranieri nati e cresciuti in Italia.
La disciplina originaria della cittadinanza, risalente a fine Ottocento, mirava a mantenere vivo il vincolo con le comunità degli emigrati. Tale impostazione è rimasta sostanzialmente inalterata anche dopo la riforma della Legge 91/1992.
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