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Piattaforma referendaria italiana e italiani all’estero: quando il disallineamento della pubblica amministrazione diventa deficit democratico


Prefazione del redattore: perché ho sostenuto il referendum e ne ho esaminato i meccanismi digitali

La mia più recente analisi giuridica e amministrativa è appena stata pubblicata su Lentepubblica.it, la principale testata specialistica italiana dedicata alla pubblica amministrazione e alle riforme istituzionali.

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Nei giorni scorsi ho aderito pubblicamente e professionalmente all’iniziativa referendaria popolare lanciata per abrogare parzialmente l’articolo 3-bis della Legge 91/1992, introdotta dalla Legge 74/2025 sulla cittadinanza italiana. In qualità di avvocato che lavora quotidianamente con la diaspora italiana e rappresenta i richiedenti cittadinanza in tribunale, considero la partecipazione democratica diretta un pilastro costituzionale essenziale che deve rimanere accessibile a tutti i cittadini, indipendentemente dal paese di residenza.

Tuttavia, osservando il lancio della piattaforma ufficiale di firma digitale (firmereferendum.giustizia.it) ha rivelato realtà operative critiche. Invece di garantire un impegno democratico continuo e a costo zero, la piattaforma ha funzionato come uno stress test per l’infrastruttura amministrativa dello Stato italiano. Ha portato alla luce gravi punti di attrito tra i provider di identità privati ​​(IdP), le reti consolari e i registri civili centrali.

Per i cittadini italiani residenti all’estero (iscritti all’AIRE), possedere la cittadinanza in teoria si rivela insufficiente nella pratica: la loro capacità di firmare è ostacolata da una cascata di colli di bottiglia procedurali e digitali. Di seguito è riportata la traduzione inglese completa del mio articolo, che descrive in dettaglio le cause profonde strutturali di questo deficit democratico e quattro riforme istituzionali urgenti.


1. La promessa della democrazia digitale e la prova del nove del referendum

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, n. 216 del 17 settembre 2026, della questione di abrogazione parziale dell’articolo 3-bis della legge 91/1992 – introdotta dalla legge 74/2025 – è stato dato ufficialmente il via alla raccolta di 500.000 firme contro la riforma restrittiva della cittadinanza iure sanguinis.

Per l’iniziativa promossa da Natitaliani, la mobilitazione civica si avvale principalmente della piattaforma referendaria online del Ministero della Giustizia (firmereferendum.giustizia.it). Istituito dalla Legge 178/2020, disciplinato dal DPCM 9 settembre 2022 e reso operativo dal D.P.C.M. del 18 luglio 2024, questa infrastruttura digitale aveva lo scopo di consentire la partecipazione costituzionale popolare a costo zero per i cittadini.

In pratica, tuttavia, questa consultazione si è trasformata in un acuto stress test operativo per i servizi amministrativi statali. La piattaforma sta mettendo in luce gravi lacune sistemiche nell’interoperabilità tra i database pubblici, i fornitori privati ​​di identità digitale (IdP) e la rete consolare. Per i cittadini residenti all’estero, il possesso formale della nazionalità italiana non si traduce automaticamente nella capacità di firmare: l’accesso alla piattaforma digitale resta intrappolato all’interno di una catena amministrativa e tecnica che di fatto neutralizza i loro diritti politici.


2. Identità digitale all’estero: direttive AgID vs. barriere operative

La prima barriera strutturale si incontra molto prima dell’accesso al portale ministeriale: si colloca nella fase preliminare di onboarding dell’autenticazione dell’identità digitale (SPID, CIE o CNS).

Sebbene il rilascio delle credenziali digitali in Italia sia una procedura consolidata e di routine, profonde asimmetrie penalizzano i cittadini iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE):

Il collo di bottiglia del codice fiscale e le deviazioni degli IdP privati

Avviso SPID AgID n. 7 (versione 3 del 6 febbraio 2026) stabilisce chiaramente che per gli italiani residenti all’estero ha piena validità per l’onboarding SPID il certificato del codice fiscale rilasciato dall’Agenzia delle Entrate e vistato dal consolato, oppure il certificato ufficiale scaricabile dal portale Fast It. Il quadro normativo non prevede la tessera sanitaria plastificata (tessera sanitaria). In pratica, tuttavia, i portali di onboarding di diversi provider di identità commerciali continuano a rifiutare i certificati PDF digitali non laminati, bloccando di fatto i richiedenti.

L’onere finanziario dell’identificazione video remota

All’interno dei confini italiani la verifica dell’identità per le credenziali digitali è gratuita. Per i cittadini all’estero che non possiedono ancora una CIE o una CNS, i canali gratuiti sono praticamente inaccessibili o soggetti a vincoli nazionali proibitivi, come ad esempio i fornitori che richiedono un conto bancario italiano attivo, una risorsa raramente posseduta da cittadini nati all’estero. Al contrario, gli operatori commerciali impongono tariffe significative per la verifica remota della webcam con un operatore (che costa fino a 29,90 € più le tasse legali per fornitori come Aruba ID), ponendo un onere finanziario diretto sull’esercizio di una prerogativa civica fondamentale.

Gateway SMS e rifiuto ottico dei passaporti consolari

Nella mia pratica professionale quotidiana con la diaspora, registro continuamente segnalazioni di guasti ai gateway SMS internazionali, in cui le password di verifica una tantum (OTP) non riescono a raggiungere numeri di cellulare stranieri (particolarmente evidente con i prefissi paese +55 brasiliani su piattaforme come PosteID). Inoltre, i sistemi automatizzati di riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) spesso rifiutano i passaporti consolari cartacei a causa delle differenze di formattazione consolare standard, impedendo la creazione di un account.


3. Il collo di bottiglia a monte: la scarsità di documenti di identità fisica

Questi ostacoli digitali si fondano su un fallimento amministrativo a monte ancora più profondo: la diffusa incapacità di ottenere tempestivamente i documenti di identificazione fisica di base.

Migliaia di cittadini, compresi quelli il cui status italiano è stato riconosciuto da una sentenza giudiziaria o da un decreto consolare definitivo, devono affrontare periodi di attesa prolungati semplicemente per ottenere un passaporto italiano o una carta d’identità elettronica (CIE). Il principale colpevole rimane la saturazione cronica e l’instabilità tecnica del portale di prenotazione consolare, come esplorato nella nostra guida su come prenotare un appuntamento al consolato italiano su Prenot@mi.

Senza un documento di identità italiano valido, l’accesso all’intero ecosistema pubblico dell’identità digitale è ostacolato alla base. Di conseguenza, il diritto di firma online è reso impossibile prima ancora che il cittadino possa raggiungere la soglia della piattaforma referendaria.


4. L’interruttore civile-elettorale: la circolare 105/2023 come prova del disallineamento

A livello amministrativo, il meccanismo tecnico centrale della piattaforma è la convalida in tempo reale della capacità elettorale.

Come chiarito dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale, la piattaforma referendaria interroga in tempo reale, attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR). Questo controllo automatizzato sostituisce le tradizionali richieste cartacee agli uffici elettorali comunali. Di conseguenza, l’apposizione di una firma valida presuppone che il cittadino sia iscritto nelle liste elettorali caricate in ANPR, il che presuppone a sua volta una corretta e pienamente sincronizzata iscrizione all’AIRE.

Lungo questa spina dorsale computazionale, si verifica un grave interruttore di circuito tra i database statali:

1. Arretrato di trascrizione degli atti anagrafici comunali

I comuni italiani (Comuni) si trovano ad affrontare una grave saturazione amministrativa. Sopraffatti da elevati volumi di fascicoli consolari e sentenze giudiziarie, gli uffici comunali di stato civile, cronicamente a corto di personale, non possono elaborare i fascicoli entro le scadenze previste dalla legge. Nei grandi centri come Roma (Roma Capitale), persistono ampi arretrati dove i certificati di nascita dei cittadini italiani riconosciuti rimangono non trascritti per anni. Di conseguenza questi cittadini non figurano né nell’ANPR né nelle liste elettorali comunali.

2. Lo scollamento tra Fisco e ANPR

Ciò produce un paradosso amministrativo: un Identity Provider può emettere con successo una credenziale SPID convalidando un passaporto consolare e verificando il Codice Fiscale rispetto al database dell’Agenzia delle Entrate (Anagrafe Tributaria). Tuttavia, una volta effettuato l’accesso alla piattaforma referendaria, la chiamata di verifica sincrona interroga l’ANPR. Non trovando corrispondenza nell’anagrafe nazionale, il sistema nega automaticamente l’autorizzazione alla firma.

3. Presa d’atto formale: Circolare DAIT n. 105/2023

Questo disallineamento amministrativo non è meramente aneddotico; è stato ufficialmente certificato dallo stesso Ministero dell’Interno. Nella Circolare DAIT n. 105 del 16 novembre 2023, la Direzione Centrale per i Servizi Demografici ha emanato una direttiva urgente incaricando i Comuni di risolvere le persistenti discrepanze tra le registrazioni consolari e ANPR, e in particolare di aggiornare il campo “Posizione elettorale” (Posizione elettore) in ANPR. Il Ministero ha espressamente riconosciuto che il mancato popolamento di questo campo paralizza l’esercizio dei diritti civili.

4. L’inefficacia delle garanzie cartacee di emergenza

Mentre l’articolo 4, comma 10 del D.P.C.M. Il 9 settembre 2022 prevede un meccanismo di riserva che consente di richiedere una certificazione automatizzata al Comune “fino alla sincronizzazione dei dati in ANPR”, rimedio che si rivela nella pratica illusorio. Di fronte ad arretrati amministrativi che risalgono al 2022, i tempi di risposta dei comuni superano di gran lunga il rigoroso periodo di 90 giorni previsto dalla legge per la raccolta delle firme dei referendum.


5. Dimensioni costituzionali: uguaglianza sostanziale e sovranità popolare

La sistematica privazione dei diritti civili degli italiani all’estero solleva questioni costituzionali fondamentali nel quadro giuridico italiano.

Il principale pilastro costituzionale è l’articolo 3, secondo comma, della Costituzione italiana, che impone alla Repubblica di rimuovere tutti gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impedendo così la piena partecipazione all’organizzazione politica del Paese. Questa disposizione si interseca direttamente con l’articolo 75 (democrazia diretta tramite referendum) e con l’articolo 1, secondo comma (sovranità popolare).

Sebbene la firma di una petizione referendaria sia giuridicamente distinta dal voto in un’elezione ai sensi dell’articolo 48 della Costituzione, la garanzia costituzionale del voto funge da parametro generale di ragionevolezza. L’ordinamento giuridico non può tutelare solennemente il diritto di voto dei cittadini all’estero e allo stesso tempo tollerare disfunzioni amministrative che inficiano il loro diritto di iniziativa legislativa. L’articolo 3, paragrafo 2, esige che l’accesso ai meccanismi di partecipazione digitale sia reso concretamente accessibile a parità di condizioni.

Quando la trasformazione digitale si sovrappone a un apparato amministrativo frammentato, genera una forma inaccettabile di discriminazione territoriale: i cittadini residenti in Italia godono di un accesso funzionale, mentre i cittadini residenti all’estero si trovano ad affrontare un’esclusione sistemica.


6. Linee guida di riforma attuabili per una pubblica amministrazione veramente inclusiva

L’esperienza operativa del referendum promosso da Natitaliani dimostra che l’innovazione digitale non può restare un superficiale front-end web se i condotti amministrativi di back-end rimangono paralizzati.

Sono urgentemente necessarie quattro riforme strutturali:

1. Vigilanza vincolante AgID sugli Identity Provider

L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) deve garantire attivamente il rispetto della Comunicazione SPID n. 7/2026 su tutti gli IdP privati. I fornitori devono essere tenuti ad accettare i certificati del codice fiscale consolare e Fast It senza eccezioni, penalizzando i rifiuti ingiustificati e standardizzando i gateway di routing degli SMS internazionali.

2. Delegazione Consolare Diretta per l’iscrizione AIRE in ANPR (Proposta Barbanti)

Come autorevolmente sostenuto da Francesca Barbanti (vicepresidente di Natitaliani ed esperta di servizi demografici) nel suo editoriale su Lentepubblica, occorre superare il collo di bottiglia amministrativo creato dalla legge 470/1988 (come modificata dalla legge 11/2026). Poiché gli uffici consolari italiani accedono già all’ANPR e all’infrastruttura software CIE, delegare direttamente ai consolati l’autorità di registrazione AIRE eviterebbe gli arretrati comunali e sincronizzerebbe immediatamente i database del Ministero degli Affari Esteri (MAECI) e del Ministero dell’Interno.

3. Operazioni straordinarie comunali per le trascrizioni degli atti anagrafici

Occorre destinare finanziamenti dedicati e personale specializzato agli uffici dell’anagrafe comunale delle principali città italiane per eliminare gli arretrati accumulati di trascrizioni di nascite e matrimoni.

4. Armonizzazione procedurale immediata per la certificazione elettorale

I meccanismi operativi previsti dal D.P.C.M. La data del 9 settembre 2022 deve essere semplificata per garantire che gli aggiornamenti comunali in sospeso non causino la perdita permanente di firme civiche valide durante i referendum attivi.


Conclusione

Risolvere questi fallimenti sistemici è essenziale per mantenere la promessa costituzionale della democrazia digitale. La digitalizzazione deve fungere da motore di inclusione civica, garantendo che nessun cittadino italiano sia privato della propria voce democratica semplicemente a causa del luogo in cui risiede nel mondo.

Per un’ulteriore analisi strategica sulle riforme della cittadinanza in corso e sugli sviluppi costituzionali, consulta la nostra analisi completa del Rinvio della Corte costituzionale italiana alla Corte di giustizia europea (ordinanza 147/2026).


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