La Sentenza del Tribunale di Bologna: Quando le «Buone Notizie» Richiedono una Seconda Lettura
Parte 2 di 4 — Il Verdetto sulla Cittadinanza Italiana nel 2026
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Quando le «Buone Notizie» Richiedono una Seconda Lettura
Il primo articolo di questa serie ha documentato l’ampio numero di provvedimenti di rigetto emessi dai tribunali italiani tra gennaio e aprile 2026 — i giudici di sette diversi distretti giudiziari hanno applicato con rigore il nuovo quadro normativo, respingendo ricorsi depositati dopo il 27 marzo 2025 sia nel merito sia per ragioni procedurali.
In questo panorama risalta una pronuncia: l’ordinanza n. 3335/26 del 17 aprile 2026 del Tribunale Ordinario di Bologna, interpretata da alcuni commentatori come un’apertura a tutela di chi aveva avviato le pratiche prima della riforma. Un’analisi tecnica accurata dimostra tuttavia che tale decisione è strettamente circoscritta e non costituisce un precedente generale automatico.
Il Tribunale di Bologna ha riconosciuto che i ricorrenti che abbiano manifestato in modo inequivoco la volontà di presentare istanza e abbiano incontrato un impedimento amministrativo oggettivo (come il blocco strutturale del portale consolare) possono, a determinate condizioni, invocare tutela. Tuttavia, il provvedimento evidenzia che ogni posizione richiede una verifica documentale puntuale e che il mero screenshot del portale Prenot@mi privo di formali istanze successive non è sufficiente.
I successivi provvedimenti del Tribunale di Brescia e una nuova pronuncia di Bologna (esaminata nella Parte 1) delimitano ulteriormente la portata di tale orientamento. I collegi giudicanti richiedono con sempre maggiore rigore la prova formale dell’avvio del procedimento.
Conclusione: un singolo provvedimento favorevole non costituisce un orientamento consolidato. È indispensabile esaminare l’intero quadro giurisprudenziale prima di intraprendere iniziative giudiziarie.
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