video 4 questions for Meloni

Perché il Presidente del Consiglio dovrebbe tutelare i diritti di cittadinanza dei discendenti

Nel suo recente intervento al CPAC negli Stati Uniti sabato scorso (si veda il link seguente per la versione integrale), la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito gli italoamericani ‘ambasciatori d’eccezione’, eppure il suo governo sta introducendo nuovi ostacoli al riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis. In qualità di avvocato che difende i discendenti coinvolti, desidero porre alcuni interrogativi alla Presidente del Consiglio su questa evidente contraddizione (clicca sull’immagine in basso per guardare il video).

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Meloni Cittadinanza Italiana

Illustrerò ora alcuni riscontri fattuali e documentati dell’orientamento restrittivo assunto dal governo (in carica dal 22 ottobre 2022).

Si consideri, ad esempio, il Disegno di Legge n. 752, presentato nel giugno 2023 dal Senatore Roberto Menia di Fratelli d’Italia (il partito della Presidente Meloni). La proposta mirava a introdurre restrizioni alla trasmissione della cittadinanza per discendenza. Tra le misure previste figuravano l’obbligo di residenza in Italia per un certo periodo e la dimostrazione della conoscenza della lingua italiana per determinate categorie di richiedenti. La motivazione addotta? Alleggerire il carico di lavoro dei consolati.

Successivamente, nell’ottobre 2024, il Ministero dell’Interno ha emanato la Circolare 43347. Si trattava di una specifica interpretazione restrittiva della Legge 555/1912 sulla cittadinanza, incentrata sui casi in cui l’avo dante causa si era naturalizzato all’estero mentre i figli erano ancora minorenni (sotto i 21 anni secondo la norma dell’epoca). La direttiva pretendeva di incidere sulla trasmissione della cittadinanza in queste fattispecie, con un impatto rilevante per i discendenti italiani, specialmente in Nord America.

Nello stesso periodo, sempre nell’ottobre 2024, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Tajani ha proposto una riforma organica della cittadinanza, che oltre allo ius sanguinis affrontava anche il cosiddetto ‘ius scholae’. Una proposta di più ampio respiro che ha acceso un vivace dibattito politico.

Oltre a queste iniziative legislative e amministrative, va evidenziato che l’Avvocatura dello Stato è intervenuta in modo sistematico in numerosi giudizi a partire dal 2024. Procedimenti finalizzati ad accertare lo status civitatis, un tempo non contestati con tale frequenza. Le tesi difensive dell’Avvocatura dello Stato appaiono spesso strumentali, volte ad ostacolare l’accoglimento delle domande piuttosto che a tutelare principi consolidati dell’ordinamento.

Infine, nel 2025, il Tribunale di Bologna ha sollevato questione di legittimità costituzionale, rimettendo alla Consulta la compatibilità dell’assetto dello ius sanguinis con la Costituzione. Il governo ha scelto di non costituirsi in giudizio. Un silenzio che evidenzia il disinteresse nel difendere la disciplina vigente, alimentando ulteriori dubbi sulla coerenza dell’azione governativa.

Sarei lieto di conoscere le vostre considerazioni.

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