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Legge n. 74 del 2025 e scrutinio di costituzionalità: l’ordinanza del Tribunale di Torino e i parametri UE

L’ordinanza del Tribunale di Torino e il rinvio alla Consulta sulla Legge n. 74 del 2025

A cura dell’Avvocato Michele Vitale

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Nelle ultime settimane, un clima di diffusa incertezza ha interessato la comunità internazionale degli italo-discendenti. L’entrata in vigore del Decreto-Legge 28 marzo 2025, n. 36, convertito con modificazioni nella Legge n. 74 del 2025 (noto nel dibattito pubblico come “Decreto Tajani”), ha introdotto una netta discontinuità rispetto al passato. Tale provvedimento intende ridefinire retroattivamente i contorni della cittadinanza jure sanguinis, comprimendo il legittimo affidamento di numerose famiglie. Un quadro che ha reso doveroso e non differibile un rigoroso scrutinio di costituzionalità della Legge 74/2025.

In questo articolato contesto, l’ordinanza del Tribunale di Torino del 25 giugno 2025 (R.G. 6648/2025) costituisce una pronuncia di rilevante peso sistematico. Si tratta del primo provvedimento giudiziale di merito che non si limita a censurare la legittimità del testo normativo, ma lo fa attraverso un’argomentazione complessa e multilivello, il cui elemento di maggiore novità consiste nell’inquadramento della controversia alla luce del diritto dell’Unione Europea.

Un ringraziamento all’utente Reddit CakeByThe0cean per aver condiviso la versione anonimizzata del provvedimento, consultabile e scaricabile in allegato al presente articolo.

Sollevando la questione di legittimità costituzionale, il Tribunale piemontese ha mutato l’asse del dibattito, elevando la controversia da mera riforma settoriale a questione attinente ai diritti fondamentali e sovranazionali. Questo articolo intende analizzare l’impianto giuridico dell’ordinanza torinese, illustrando perché il parametro eurounitario costituisce un solido presidio difensivo contro l’applicazione retroattiva della legge.

1. Il “Diritto Vivente” dello Jus Sanguinis: Un Diritto Acquisito alla Nascita

Per comprendere il valore dell’ordinanza di rimessione, occorre muovere dal principio cardine dell’ordinamento italiano, consolidato da decenni di giurisprudenza della Corte di Cassazione: il cosiddetto “diritto vivente” in materia di acquisto dello status civitatis per discendenza.

Prima dell’intervento legislativo del 2025, le Sezioni Unite della Suprema Corte avevano affermato in modo inequivoco che:

  • La Cittadinanza come Status Personale: La cittadinanza jure sanguinis non è una concessione discrezionale della Pubblica Amministrazione, ma una qualità essenziale della persona connotata da assolutezza, originarietà, indisponibilità e imprescrittibilità (Cass. S.U. n. 4466/2009).
  • Acquisto a Titolo Originario: Il soggetto nato da cittadino italiano acquista lo status ipso iure al momento della nascita. Ne discende che il successivo procedimento consolare o giudiziale ha natura meramente dichiarativa e ricognitiva, certificando una situazione giuridica già perfezionata.
  • Irrilevanza del Riconoscimento Formale ai Fini della Titolarità: Come puntualmente richiamato dall’ordinanza di Torino, chi nasce all’estero da avo italiano è cittadino ab origine; la circostanza che abbia o meno promosso tempestiva azione per l’accertamento formale costituisce un mero dato di fatto, privo di incidenza sostanziale sul diritto.

Questo costituiva il quadro di certezza giuridica su cui i discendenti hanno legittimamente impostato le proprie scelte. Il Decreto Tajani ha inteso sovvertire tale assetto introducendo la formula secondo cui “si considera non aver mai acquistato la cittadinanza italiana chi è nato all’estero…”, pretendendo di estinguere retroattivamente uno status già acquisito e subordinandolo a termini perentori antecedenti (27 marzo 2025) oggettivamente impossibili da rispettare.

2. L’Ordinanza del Tribunale di Torino: Un’Analisi Giuridica Rigorosa

La fattispecie sottoposta al Tribunale di Torino, originata da un ricorso depositato il 28 marzo 2025, ha offerto al giudice l’occasione per una disamina approfondita della novella legislativa. L’ordinanza qualifica correttamente l’intervento non già come una disposizione meramente procedurale, bensì come una “revoca implicita” della cittadinanza con “efficacia retroattiva”. Tale qualificazione è determinante, poiché sposta l’asse della valutazione dalla successione delle leggi nel tempo alla lesione di un diritto soggettivo perfetto consolidato nel patrimonio giuridico dei ricorrenti, ponendo le basi per la censura di incostituzionalità.

3. La Svolta Strategica: La Cittadinanza dell’Unione Europea come Parametro Inviolabile

L’aspetto più innovativo dell’ordinanza consiste nell’aver proiettato la questione della cittadinanza italiana nella sua dimensione sovranazionale europea. Il percorso logico del Tribunale si articola con lineare rigore:

  1. La cittadinanza di uno Stato membro conferisce automaticamente lo status di Cittadino dell’Unione (art. 20 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea – TFUE).
  2. Pertanto, la cittadinanza italiana non costituisce solo un legame con la Repubblica, ma rappresenta la via di accesso ai diritti fondamentali riconosciuti a livello dell’Unione (libertà di circolazione, elettorato, protezione consolare).
  3. Ne consegue che qualsiasi disposizione nazionale che incida sullo status civitatis deve risultare pienamente compatibile con i principi del diritto eurounitario. La competenza degli Stati membri in materia non è illimitata, ma incontra il rispetto dei principi cardine dell’ordinamento UE.

Tale impostazione sottopone la normativa interna al sindacato di compatibilità della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE).

Il Principio di Proporzionalità nella Giurisprudenza della CGUE

Il Tribunale di Torino richiama la costante giurisprudenza della CGUE, segnatamente la sentenza del 5 settembre 2023 nella Causa C-689/21 (X c. Danimarca), ove è stato statuito che la perdita della cittadinanza nazionale comportante la perdita dello status di cittadino europeo deve sempre rispettare il principio di proporzionalità.

Una misura nazionale è proporzionata solo qualora risulti idonea e non ecceda quanto strettamente necessario per il raggiungimento di un obiettivo legittimo. La CGUE ha chiarito che la perdita automatica e indiscriminata della cittadinanza è contraria al diritto dell’Unione ove non siano garantite precise garanzie procedurali:

  • Valutazione Individuale: Le autorità competenti devono poter esaminare le conseguenze della perdita dello status sulla vita individuale e familiare del soggetto alla luce del diritto UE.
  • Adeguato Preavviso (Due Notice): L’interessato deve essere informato tempestivamente del rischio di decadenza dal proprio status.
  • Congruo Termine per Agire: Deve essere concesso un termine ragionevole per presentare istanza volta a conservare o riacquistare la cittadinanza.

La Legge 74/2025 confligge con tali parametri: introduce una revoca automatica e massiva priva di scrutinio individuale, senza preavviso e ancorata a una data retroattiva (27 marzo 2025) che esclude ogni possibilità di tutela preventiva. La conclusione del giudice torinese è netta: la norma interna presenta profili di contrasto con i canoni fondamentali del diritto eurounitario.

4. La Violazione dei Parametri Costituzionali Interni

Accanto al profilo europeo, l’ordinanza sviluppa le censure relative ai principi costituzionali interni:

  • Violazione di Ragionevolezza e Legittimo Affidamento (Artt. 2 e 3 Cost.): La norma crea una disparità di trattamento priva di giustificazione causale, fondata unicamente su un limite temporale imprevedibile, minando il legittimo affidamento dei cittadini nella stabilità delle posizioni giuridiche consolidate.
  • Violazione degli Obblighi Internazionali (Art. 117 Cost.): L’ordinanza richiama l’art. 15 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (divieto di privazione arbitraria della cittadinanza) e l’art. 3 del Protocollo n. 4 alla CEDU.

5. Dalla Teoria alla Prassi: Le Argomentazioni nel Dibattito Dinanzi alla Consulta

L’ordinanza torinese ha aperto la strada, ma il dibattito si è arricchito nell’udienza pubblica del 24 giugno 2025 dinanzi alla Corte Costituzionale. I difensori delle parti hanno evidenziato come l’entrata in vigore della Legge 74/2025 abbia ridefinito la controversia: non si tratta più di stabilire se la disciplina previgente fosse eccessivamente ampia, bensì se la nuova norma retroattiva sia conforme a Costituzione, spostando l’oggetto del sindacato direttamente sulla novella legislativa.

6. Implicazioni Strategiche: I Nodi Che l’Ordinanza Non Risolve

Sebbene l’ordinanza rappresenti un significativo passo avanti, è dovere del giurista operare con realismo. Occorre considerare anche le questioni che il provvedimento torinese lascia aperte:

Come opportunamente rilevato nella discussione specialistica, l’ordinanza si concentra specificamente sulla retroattività dei termini (art. 3-bis, lettere a, a-bis e b), lasciando impregiudicate altre questioni sostanziali introdotte dalla novella:

  • Il Requisito della Cittadinanza Esclusiva: Le disposizioni delle lettere c), d) ed e) dell’art. 3-bis che sembrano richiedere, in talune ipotesi, la cittadinanza esclusiva in capo all’avo.
  • La Questione dei Minori (Minor Issue): L’impatto della riforma sui figli minori al momento della naturalizzazione dei genitori.
  • Le Linee Pre-1912: Le complesse vicende delle linee genealogiche anteriori alla legge del 1912.

Superare l’ostacolo della retroattività rappresenta il passaggio primario e fondamentale, ma ogni posizione familiare esige un’analisi integrata dell’intera linea di trasmissione.

Conclusioni: Un Nuovo Paradigma Difensivo per lo Jus Sanguinis

L’ordinanza del Tribunale di Torino segna un passaggio imprescindibile: ha dimostrato che la tutela dei diritti dei discendenti affonda le proprie radici non solo nella tradizione giuridica nazionale, ma nei principi fondanti dell’ordinamento europeo, fornendo alle difese lo strumento della proporzionalità e della tutela dello status civitatis dell’Unione.

In vista del pronunciamento della Consulta, la questione assume una portata che trascende il confine interno: la decisione finale misurerà la compatibilità del nostro ordinamento con i principi di certezza del diritto, tutela dell’affidamento e garanzia dei diritti fondamentali.


Per coloro la cui posizione è incisa dalle disposizioni del Decreto-Legge 36/2025 convertito in Legge 74/2025, è fondamentale impostare una strategia processuale tempestiva e consapevole. Contattate il nostro Studio per una disamina della fattispecie e per concordare le opportune iniziative giudiziali.


È possibile scaricare qui il testo originale dell’ordinanza in italiano (redacted).

Domande Frequenti (FAQ)

Cos’è la Legge n. 74 del 2025 (Decreto Tajani)?

La Legge n. 74 del 2025, che ha convertito il Decreto-Legge 36/2025, ha introdotto consistenti restrizioni al riconoscimento della cittadinanza italiana jure sanguinis. La legge è attualmente oggetto di scrutinio di costituzionalità dinanzi alla Consulta, avendo introdotto limiti generazionali e un termine perentorio retroattivo (27 marzo 2025) per l’applicazione delle regole previgenti.

La Legge n. 74 del 2025 ha efficacia retroattiva?

Sì, la formulazione letterale della norma prevede che i soggetti nati prima della sua entrata in vigore siano “considerati non aver mai acquisito la cittadinanza italiana” qualora non soddisfino i nuovi requisiti. Il Tribunale di Torino ha censurato tale retroattività rimettendo la questione alla Corte Costituzionale anche per contrasto con il diritto dell’Unione Europea.

Come incide il diritto dell’Unione Europea sulla riforma?

Poiché la cittadinanza italiana comporta automaticamente lo status di cittadino europeo, ogni normativa nazionale incidente sulla perdita di tale status deve rispettare i principi eurounitari di proporzionalità e certezza del diritto. La Corte di Giustizia UE ha affermato che la perdita automatica senza esame individuale delle conseguenze è incompatibile con il diritto dell’Unione.

La Legge n. 74 del 2025 può essere contestata in giudizio?

Certamente. L’ordinanza del Tribunale di Torino costituisce il primo passo giudiziale formale, avendo rimesso gli atti alla Corte Costituzionale. Chi è leso dalle nuove disposizioni può agire in giudizio per tutelare i propri diritti e chiedere l’applicazione dei principi costituzionali ed europei.

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