Sezioni Unite, Ordinanze di Mantova e Campobasso: il punto della situazione in un dialogo a tre con i colleghi dell’Associazione Natitaliani.
Sezioni Unite, Ordinanze di Mantova e Campobasso: il punto della situazione in un dialogo a tre con i colleghi dell’Associazione Natitaliani.
Un fronte comune per la tutela dei diritti
Le circostanze impreviste, a volte, creano le migliori occasioni di confronto. Quella che doveva essere una diretta Instagram sul canale dell’Associazione Natitaliani – una realtà di cui faccio parte insieme alla collega Flavia Di Pilla e al collega Marco Mellone, nata proprio per tutelare i diritti dei discendenti italiani, ultimamente troppo spesso calpestati – si è trasformata in un incontro su Google Meet a causa di improvvisi problemi tecnici.
In qualità di membro dell’Associazione, mi sono offerto volentieri di ospitare l’incontro per permettere lo svolgimento dell’intervista. Questo “cambio di programma” mi ha dato l’opportunità e il grande piacere di partecipare direttamente a una discussione estremamente interessante e di grande attualità, viste le enormi sfide che noi avvocati specializzati in cittadinanza stiamo affrontando per tutelare i diritti dei nostri clienti.
In questa intervista, condotta dalla collega Di Pilla, abbiamo analizzato insieme all’Avvocato Mellone gli scenari legali del 2026. Non si tratta di opinioni isolate, ma di una lettura tecnica condivisa tra professionisti che operano congiuntamente per un obiettivo comune.
Ecco i passaggi giuridici fondamentali emersi dalla nostra discussione.
1. 14 aprile 2026: La partita decisiva alle Sezioni Unite
Il primo tema affrontato è quello relativo ai casi di cittadinanza respinti a causa della naturalizzazione del genitore italiano durante la minore età del figlio. La Corte di Cassazione ha fissato l’udienza alle Sezioni Unite per il 14 aprile 2026, per decidere in via definitiva su questa fattispecie.
Durante il dibattito, abbiamo evidenziato un dato storico e sociologico fondamentale, ben descritto da Mellone:
“Gli italiani emigravano e si naturalizzavano tardi, a 30, 35 o 40 anni. All’epoca la maggiore età si raggiungeva a 21 anni. È ovvio che avessero figli minori.”
Se venisse confermata l’interpretazione restrittiva della Cassazione (iniziata nel 2023), si stima che oltre il 50-60% delle linee di discendenza – specialmente negli Stati Uniti e in Francia – verrebbero interrotte, poiché i figli minori avrebbero perso la cittadinanza insieme al padre. L’obiettivo comune, come panel di specialisti, è ottenere una pronuncia dalle Sezioni Unite che analizzi a fondo l’ Art. 12 della legge del 1912 e fornisca una decisione definitiva per tutti i giudici italiani.
2. Il Nodo dell’Ammissibilità: Perché Mantova rischia e Campobasso no
Il punto tecnicamente più denso dell’intervista riguarda la strategia costituzionale e la distinzione cruciale tra le diverse ordinanze di rinvio alla Corte Costituzionale (Consulta).
Mellone ha chiarito un aspetto fondamentale riguardo all’ordinanza del Tribunale di Mantova (e in modo simile a quella di Torino). Sebbene l’ordinanza di Mantova sia stata emessa in una fase processuale successiva al decreto, la vicenda sostanziale (ovvero la nascita del minore e la naturalizzazione del genitore) si riferisce a fatti e riconoscimenti avvenuti in un’epoca antecedente all’emanazione del Decreto Tajani.
Questa distinzione è vitale: la Corte Costituzionale è estremamente rigida sui criteri di ammissibilità. Se il caso in giudizio si basa su fatti regolati dalla vecchia legislazione, la Corte potrebbe rifiutarsi di giudicare la legittimità del nuovo decreto, dichiarando la questione inammissibile.
Al contrario, le due ordinanze del Tribunale di Campobasso riguardano ricorsi depositati dopo il 24 maggio, quando la legge di conversione era pienamente in vigore.
“Queste ordinanze sono un po’ più ‘blindate’ dal punto di vista di possibili problemi di ammissibilità”, ha spiegato Mellone. “Non vi è dubbio che si applichino le condizioni previste dalla legge di conversione.”
3. La “Provocazione” sulla Retroattività
Un altro passaggio chiave riguarda l’ambito temporale di applicazione della nuova legge (Legge 74/2024). Durante un’udienza in Cassazione tenutasi solo tre giorni dopo l’entrata in vigore della legge, Mellone ha lanciato una “provocazione” giuridica al Collegio, chiedendo di chiarire che le cause iniziate anni fa non erano intaccate dalla nuova normativa, che presenta profili di retroattività molto ampi.
La Corte ha accolto questa richiesta: le Sezioni Unite, il prossimo aprile, toccheranno anche il tema della irretroattività. Le conclusioni che ne trarranno saranno – per citare l’espressione usata nell’intervista – “oro colato” per tutti noi professionisti e per i discendenti.
Conclusione: Una strategia condivisa
Alla domanda su come destreggiarsi in questo scenario incerto, la risposta emersa dal dibattito è pragmatica. Sebbene l’attuale contesto normativo sia ostile, è noto: “Conosciamo il nostro nemico e sappiamo anche che quella legge è altamente incostituzionale”. Il futuro, invece, è un’incognita: un possibile nuovo decreto, magari scritto in modo meno vulnerabile costituzionalmente, renderebbe la situazione più difficile.
Per questo motivo, l’orientamento emerso tra noi professionisti è che agire oggi rappresenta un rischio calcolato preferibile all’inazione. È una battaglia complessa, che l’Associazione Nati Italiani porta avanti con una difesa competente e coordinata.
Vi invito a guardare l’intervista integrale nel video per approfondire tutti i dettagli tecnici di questa conversazione con Marco Mellone.