Storica udienza delle Sezioni Unite fissata per il 13 gennaio 2026: cosa è in gioco per la cittadinanza italiana iure sanguinis
La Prima Presidente della Corte Suprema di Cassazione ha calendarizzato un’udienza di primaria rilevanza per il diritto della cittadinanza italiana.
Il 13 gennaio 2026, alle ore 10:00 nell’Aula Magna della Corte di Cassazione a Roma, le Sezioni Unite Civili tratteranno i ricorsi n. 18354/2024 e n. 18357/2024, aventi ad oggetto questioni fondamentali sulla trasmissione dello status civitatis e sull’applicazione temporale delle recenti riforme legislative.
Perché questa decisione è determinante
Le Sezioni Unite costituiscono il massimo organo della nomofilachia nell’ordinamento giudiziario italiano. Le loro statuizioni orientano la giurisprudenza di merito e l’attività della Pubblica Amministrazione. Si tratta del secondo intervento delle Sezioni Unite in materia di cittadinanza per discendenza in epoca recente, dopo la pronuncia del 2022 sulle naturalizzazioni collettive in Brasile.
I due quesiti sottoposti alla Corte
Il Collegio è chiamato a pronunciarsi su due profili coordinati:
- La questione dell’efficacia temporale e soggettiva (ratione personae e ratione temporis)
La Corte verificherà se le disposizioni restrittive del Decreto-Legge n. 36/2025 (convertito nella Legge n. 74/2025) possano trovare applicazione alle controversie introdotte prima del 28 marzo 2025 e a soggetti già nati alla data di entrata in vigore della riforma, affrontando la questione se sia consentito all’ordinamento comprimere retroattivamente uno status civitatis già maturato sotto la disciplina previgente.
La distinzione tra ambito di applicazione temporale (ratione temporis) e soggettivo (ratione personae) è fondamentale: la decisione chiarirà se il legislatore ordinario possa precludere l’accertamento per intere categorie di discendenti nati prima della riforma.
2. La perdita involontaria della cittadinanza per i figli minori (Minor Issue)
Si esamina se il figlio minore possa perdere la cittadinanza italiana in modo automatico per effetto della naturalizzazione straniera del genitore. Nello specifico, le Sezioni Unite valuteranno se l’art. 12, comma 2, della Legge n. 555/1912 comporti la perdita automatica per il minore — in particolare per colui che possedeva la doppia cittadinanza sin dalla nascita in forza dello ius soli — a seguito della naturalizzazione del padre, ovvero se trovi applicazione l’art. 7 della medesima legge come norma speciale di salvaguardia.
Tale quesito assume importanza prioritaria per le discendenze negli Stati Uniti e in America Latina, ove gli emigranti acquisivano frequentemente la cittadinanza locale quando i figli erano ancora minorenni. A fronte di contrasti giurisprudenziali insorti nella giurisprudenza di merito e di legittimità, le Sezioni Unite sono chiamate a comporre l’orientamento nomofilattico.
Il principio di volontarietà dello status
Alla base di entrambi i profili risiede un principio fondamentale: lo status di cittadino non può andare perduto senza una manifestazione volontaria dell’interessato. Il minore non può essere privato dello status per una scelta esclusiva del genitore, né il cittadino adulto può vedersi revocato lo status per circostanze indipendenti dalla propria volontà, quali la data di nascita o il luogo di residenza dei propri ascendenti.
Eventuali distinzioni categoriali che introducano trattamenti differenziati tra cittadini pongono delicati problemi di compatibilità con il principio costituzionale di uguaglianza e con la natura dichiarativa dell’accertamento della cittadinanza per discendenza.
La valenza nomofilattica del precedente
Gli analisti evidenziano come una statuizione di principio delle Sezioni Unite costituisca una guida ermeneutica vincolante per tutti i giudici di merito della Repubblica, offrendo criteri interpretativi stabili per la risoluzione del contenzioso pendente e futuro.
Un principio consolidato delle Sezioni Unite fornisce ai collegi giudicanti un parametro interpretativo per vagliare la portata delle norme primarie e secondarie, garantendo certezza del diritto e uniformità applicativa a presidio dello status civitatis.
La genesi dei ricorsi e i prossimi passaggi
La rimessione alle Sezioni Unite consegue alle ordinanze interlocutorie pronunciate dalla Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, che hanno ravvisato la questione di massima e particolare importanza. I procedimenti traevano origine da controversie incardinate antecedentemente alla riforma del maggio 2025, relative a famiglie di emigrati italiani i cui ricorsi erano stati respinti in seconde cure sul presupposto della naturalizzazione del dante causa.
La pronuncia delle Sezioni Unite costituirà il riferimento nomofilattico per migliaia di giudizi pendenti dinanzi ai Tribunali ordinari italiani.
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