Rigetto della Cittadinanza Italiana: Ricorso al Tribunale Ordinario o al TAR?
🚨 AGGIORNAMENTO — LUGLIO 2026
Dalla pubblicazione originaria di questo approfondimento, il quadro giurisprudenziale si è ulteriormente consolidato: la sentenza n. 63/2026 della Corte Costituzionale ha vagliato l’Art. 3-bis della Legge 74/2025; l’ordinanza n. 147/2026 (23 luglio 2026) ha rimesso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la questione dei limiti generazionali sollevata da Campobasso; e la questione del “Minor Issue” è stata definita dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 24045/2026 (27 luglio 2026). Tali pronunce incidono direttamente sull’individuazione del giudice competente e sulle argomentazioni difensive.
Diniego Consolare di Cittadinanza: Ricorso al TAR o al Tribunale Ordinario?
In una recente sessione AMA (Ask Me Anything) nel gruppo subreddit r/juresanguinis ho risposto a numerosi quesiti posti dai discendenti.
Raccolgo qui le risposte ai quesiti di maggiore rilievo tecnico-giuridico.
Iniziamo dal primo: l’impugnazione dei provvedimenti di diniego emessi da Consolati o Comuni dinanzi al Tribunale Ordinario rispetto al TAR.
Domanda dell’utente:
Dove si impugnano esattamente i provvedimenti di rigetto consolare per minor issue? Al TAR o al Tribunale Ordinario? E sussiste realmente un termine di 60 giorni per ricorrere? Nel mio provvedimento finale di rigetto la clausola conclusiva recitava: “Che avverso il presente provvedimento può essere presentato ricorso innanzi al Tribunale italiano ordinario competente, senza limiti di tempo”. Ho inteso quindi che la competenza fosse del Tribunale Civile senza termini perentori, ma altri richiedenti hanno ricevuto dinieghi con l’indicazione di ricorrere al TAR entro 60 giorni.
Sintesi Strategica: Il provvedimento di diniego della cittadinanza italiana fondato sul cd. “minor issue” (o su qualsiasi questione attinente allo iure sanguinis) va impugnato dinanzi al Tribunale Civile Ordinario (Sezione Specializzata in materia di Immigrazione), dove l’azione è imprescrittibile e non soggetta a termini di decadenza, e non al TAR, il cui termine di 60 giorni si applica esclusivamente all’impugnazione di atti amministrativi autoritativi e vizi procedimentali. Il ricorso al TAR è residuale per l’accertamento dello status. Nel 2026, la Corte Costituzionale (sent. 63/2026), l’ordinanza 147/2026 di rinvio alla CGUE e le Sezioni Unite della Cassazione (sent. 24045/2026) orientano l’inquadramento difensivo.
La questione è di fondamentale rilevanza processuale e genera frequenti equivoci nella prassi. In virtù della natura della pretesa (accertamento dello status civitatis quale diritto soggettivo perfetto), la competenza giurisdizionale appartiene inderogabilmente all’Autorità Giudiziaria Ordinaria. La formula “senza limiti di tempo” riportata nel diniego attesta correttamente l’imprescrittibilità dell’azione di accertamento dello status. Di seguito viene esaminata la ripartizione di giurisdizione e i rimedi esperibili.
Quale Giudice è Competente sul Rigetto della Cittadinanza?
L’indicazione contenuta nel provvedimento consolare – “Che avverso il presente provvedimento può essere presentato ricorso innanzi al Tribunale italiano ordinario competente, senza limiti di tempo” – è tecnicamente corretta.
Per quale ragione? Chi rivendica la cittadinanza italiana iure sanguinis aziona una tutela fondata su uno status personale originario, costituente un vero e proprio diritto soggettivo. Le controversie relative alla sussistenza o al mancato riconoscimento di diritti soggettivi appartengono alla giurisdizione del Giudice Ordinario civile, non del Giudice Amministrativo (TAR).
La domanda giudiziale non è rivolta all’annullamento dell’atto consolare per vizi formali, bensì all’accertamento e alla dichiarazione dello status di cittadino italiano che la Pubblica Amministrazione ha erroneamente negato sulla base di un’errata interpretazione normativa. Chiarire la linea di confine tra ricorso ordinario e ricorso al TAR è indispensabile per non incorrere in decadenze o errori di rito.
Esiste un Termine di Decadenza per Impugnare il Diniego?
La formula “senza limiti di tempo” rispecchia la disciplina delle azioni di accertamento di stati personali dinanzi al Tribunale Ordinario.
Per quale ragione? Il diritto alla cittadinanza per nascita (iure sanguinis) è qualificato dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. Sezioni Unite n. 2951/2022) come status permanente e imprescrittibile. L’azione non soggiace pertanto al termine decadenziale di 60 giorni tipico dell’impugnazione degli atti amministrativi dinanzi al TAR: si fa valere uno status posseduto sin dal momento della nascita (cfr. anche la disciplina dei casi materni 1948).
Il termine perentorio di 60 giorni previsto per i ricorsi al TAR non trova quindi applicazione per l’azione civile di accertamento dello status.
Perché Alcune Lettere di Diniego Menzionano il TAR e il Termine di 60 Giorni?
- Mero Errore Materiale o Formulario Standard: Non è infrequente che gli uffici consolari o comunali inseriscano per errore clausole prestampate standard che richiamano il TAR e il termine di 60 giorni. Tale indicazione è propria degli atti amministrativi discrezionali ordinari (diniego di visti, permessi di soggiorno, sanzioni) in cui la giurisdizione spetta effettivamente al TAR, ma è erronea rispetto alle domande di riconoscimento della cittadinanza per discendenza.
- Confusione tra Atto e Diritto: L’Ufficio consolare tende talora a sovrapporre l’impugnazione dell’atto di rifiuto con l’accertamento del diritto sottostante, ingenerando confusione nel destinatario del provvedimento.
Pur in assenza di un termine decadenziale di 60 giorni, è sempre buona norma non procrastinare ingiustificatamente l’avvio dell’azione giudiziale, al fine di tutelare tempestivamente la propria posizione rispetto alle novità legislative introdotte dal Decreto-Legge 36/2025 (Tajani).
Quando Sussiste la Giurisdizione del TAR in Materia di Cittadinanza?
Il ricorso al TAR ha ad oggetto la legittimità degli atti e delle procedure amministrative a tutela di un interesse legittimo, non di un diritto soggettivo allo status. Nel campo dello iure sanguinis, il ricorso al TAR costituisce un’ipotesi residuale e circoscritta a specifiche situazioni procedimentali:
1. Ricorso Contro il Silenzio-Inadempimento della P.A. (Artt. 31 e 117 C.P.A.)
- Fattispecie: A fronte del deposito della domanda completa, il Consolato o il Comune rimane totalmente inerte decorso il termine di legge e senza riscontrare formali diffide ad adempiere (situazione frequente nei casi di impossibilità di ottenere appuntamento o blocco delle liste).
- Nel giudizio sul silenzio il TAR non accerta la cittadinanza, ma ordina all’Amministrazione di provvedere con un atto espresso (che potrebbe anche essere un provvedimento di rigetto).
- Per tale motivo, nei casi di decorso irragionevole dei termini la giurisprudenza consolidata ha riconosciuto la via maestra del ricorso diretto al Tribunale Ordinario per l’accertamento della cittadinanza (“contro le code consolari”), in quanto tutela direttamente il bene della vita senza costringere a un doppio contenzioso.
2. Vizi Formali o Procedurali Manifesti dell’Atto Amministrativo
- Fattispecie: L’Amministrazione emette un diniego fondato su palesi violazioni della Legge 241/1990 (es. difetto assoluto di motivazione, violazione dell’art. 10-bis, incompetenza, travisamento macroscopico dei fatti).
- Oggetto del Ricorso: Annullamento dell’atto amministrativo illegittimo per violazione di legge o eccesso di potere.
- Anche in queste ipotesi, poiché il nucleo della controversia attiene alla spettanza del diritto di cittadinanza, la giurisdizione del Tribunale Ordinario rimane prevalente.
3. Diniego di Accesso agli Atti (Legge 241/1990)
- Fattispecie: Il richiedente formula formale istanza di accesso documentale al fascicolo amministrativo e l’Amministrazione rifiuta illegittimamente l’ostensione o differisce l’accesso senza motivazione.
- Il ricorso al TAR ex art. 116 C.P.A. ha ad oggetto esclusivo l’esibizione dei documenti amministrativi, non la dichiarazione dello status civitatis.
Si rammenta che i ricorsi al TAR sono assoggettati a termini perentori brevi (generalmente 60 giorni dalla notifica o conoscenza dell’atto, ovvero 30 giorni per l’accesso agli atti), a differenza dell’azione dinanzi al Tribunale Ordinario.
Quali Sono i Possibili Esiti di un Ricorso al TAR?
Ove il ricorso al TAR sia esperibile (ad esempio nei procedimenti di concessione della cittadinanza per residenza o per vizi procedurali), è importante comprendere i limiti dei poteri decisori del Giudice Amministrativo.
Il Giudice Amministrativo Può Attribuire Direttamente la Cittadinanza?
- Annullamento con Rinvio (Esito Ordinario): Di regola il TAR si limita ad annullare il provvedimento di diniego impugnato, imponendo all’Amministrazione l’obbligo di riesaminare l’istanza emendata dal vizio accertato.
- Azione di Adempimento: L’ordine alla P.A. di rilasciare il provvedimento favorevole può essere pronunciato solo a fronte di attività interamente vincolata, in assenza di margini di discrezionalità amministrativa. Nelle procedure di naturalizzazione per concessione (art. 9 L. 91/92), la valutazione della P.A. presenta ampi margini di discrezionalità che non possono essere integralmente sostituiti dalla pronuncia del giudice.
Ottemperanza e Nomina del Commissario ad Acta
Qualora l’Amministrazione rimanga inerte anche a seguito dell’annullamento giurisdizionale, la tutela prosegue mediante il giudizio di ottemperanza.
- Giudizio di Ottemperanza: Azione volta a dare esecuzione coattiva al giudicato amministrativo.
- Nomina del Commissario ad Acta: Il Giudice può nominare un funzionario ausiliario che si sostituisce all’Amministrazione inadempiente per l’adozione degli atti necessari.
Avvertenza: Le presenti informazioni hanno scopo divulgativo ed orientativo e non costituiscono consulenza legale. Per l’esame del singolo caso si raccomanda di consultare un avvocato abilitato.
Per consultare le fonti ufficiali in materia di cittadinanza:
- Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Cittadinanza
- Ministero della Giustizia
- Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
Domande Frequenti (FAQ) – Rigetto della Cittadinanza: Tribunale Ordinario o TAR?
D: Il giudice del TAR può ordinare direttamente al Consolato il rilascio della cittadinanza? R: In linea generale no, salvo che si tratti di attività totalmente vincolata. Il TAR solitamente annulla il provvedimento viziato e ordina all’Amministrazione di procedere a nuovo esame.
D: Cosa accade se l’Amministrazione non ottempera alla decisione del TAR? R: È possibile promuovere un giudizio di ottemperanza, nell’ambito del quale il giudice nomina un Commissario ad acta per provvedere in via sostitutiva.
- D: Qual è la differenza sostanziale tra ricorso al Tribunale Ordinario e ricorso al TAR per il diniego di cittadinanza?
- R: Le azioni volte all’accertamento dello status di cittadino quale diritto soggettivo (es. rivendicazioni iure sanguinis o questioni di minor issue) competono al Tribunale Ordinario civile, senza termini perentori di decadenza. I ricorsi al TAR attengono alla legittimità di atti e procedimenti amministrativi a tutela di interessi legittimi e sono soggetti al termine decadenziale di 60 giorni.
- D: Esiste un termine perentorio per impugnare dinanzi al Tribunale Ordinario un diniego di cittadinanza fondato sul “minor issue”?
- R: No. Trattandosi di azione a tutela di un diritto soggettivo permanente e imprescrittibile acquisito alla nascita, l’impugnazione dinanzi al Tribunale Ordinario non è vincolata al termine di 60 giorni proprio della giustizia amministrativa.
- D: Per quale motivo una lettera di diniego consolare potrebbe erroneamente menzionare il ricorso al TAR entro 60 giorni?
- R: Ciò avviene frequentemente a causa dell’impiego di formulari standard predisposti per provvedimenti amministrativi ordinari. Per le controversie di accertamento dello status civitatis iure sanguinis, il giudice competente è il Tribunale Ordinario.
- D: Quando è corretto adire il TAR in una pratica di cittadinanza?
- R: Il ricorso al TAR ha carattere eccezionale per lo iure sanguinis e si applica essenzialmente all’impugnazione del silenzio-inadempimento, a macroscopici vizi procedimentali autonomi o al diniego di accesso ai documenti amministrativi ai sensi della Legge 241/1990.
Hai Ricevuto un Preavviso o un Provvedimento di Rigetto?
Se hai ricevuto un provvedimento di rigetto o una comunicazione di diniego della cittadinanza italiana, posso esaminare il provvedimento per individuare il giudice competente e le migliori argomentazioni difensive alla luce della sentenza 63/2026, dell’ordinanza 147/2026 (rinvio CGUE) e della sentenza delle Sezioni Unite 24045/2026 (Minor Issue).
Cittadinanza Italiana Perduta per Naturalizzazione Estera Ante-1992?
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